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DROGHE

La valutazione droghe d'abuso in azienda

Il tema droghe d'abuso e alcolemie è delicato, in quanto una leggerezza nella proposta dei test, nella sommistrazione e trattamento dei campioni e gestione dei risultati può essere davvero critica.

Una prima, utile indicazione per Datori di Lavoro ed RSPP è partire da un mansionario aggiornato e abbastanza articolato, tale da evidenziare anche attività secondarie per le quali sia necessario tutelarsi da rischi per terzi.
Classico esempio quello delle figure e ruoli ibridi - es. il "capo del parco automezzi" che occasionalmente si trovi alla loro guida - favoriti dalla rotazione delle persone su più compiti in situazioni frequenti di sotto-dimensionamento dell'organico.

Sulla questione droghe d'abuso per fortuna ci viene in aiuto la chiarezza normativa: le mansioni a rischio sono tutte esplicitamente citate dalla norma. Il Datore di Lavoro ne fornisce una lista aggiornata, che il medico competente provvederà ad inserire nel programma di screening previsto dal piano di sorveglianza sanitaria

E' essenziale che l'azienda, nei propri programmi di info-formazione, oppure lo stesso medico competente nell'ambito della visita specialistica (nel caso in cui preceda il test), informino correttamente i lavoratori circa il significato e le modalità dello screening.

L'iter corretto deve inoltre prevedere:

1 - la comunicazione preventiva che verranno effettuati i test in azienda

2 - la convocazione degli interessati il giorno precedente all'esame (24 ore di preavviso)

3 - la raccolta con metodiche a norma di tre campioni di urina (A,B,C) per ciascun lavoratore, che verranno sigillati e conservati/trasportati in base a specifiche procedure

4 - la realizzazione dei test di screening sul campione A (metodiche immunochimiche), considerando otto famiglie di sostanze stupefacenti e psicotrope, incluso dosaggio dell'etanolo a fini medico-legali; queste prime analisi possono essere realizzate da laboratori non accreditati o nello studio dello medico competente

5 - se lo screening fornisce esito positivo per qualche sostanza, viene aperto e analizzato il campione B con metodiche più raffinate (esame cromatografico abbinato a spettrometria di massa) e il test va effettuato presso un laboratorio accreditato (sMel di tipo B2) che funga da service al primo; se l'esame è invece negativo, si conferma l'idoneità alla mansione e l'iter si conclude

NB E' importante che l'azienda sia al corrente della particolarità di questo eventuale secondo livello di indagine, realizzato, ad hoc solo sulle famiglie risultate positive e il cui costo finale sarà corrispondente.

6 - se anche il campione B risulta positivo, il medico competente deve conclamare una temporanea inidoneità il lavoratore DEVE essere adibito ad altra mansione per il periodo successivo necessario ai controlli

La conservazione e il trasporto dei campioni da un laboratorio all'altro sono un elemento cruciale e devono esser garantiti massima affidabilità controllo sull'intera catena di custodia.

7 - in seguito a questo secondo esito può essere ufficializzata dal medico competente, sulla base della certificazione di tossicodipendenza, l'inidoneità per positività droghe.

Il lavoratore trovato positivo viene inviato tramite ASL al SERT, entro un termine di 30 giorni; qui seguiranno indagini multidisciplinari (quelle chimico-fisiche sia su matrice urinaria che cheratinica, ovvero il test del capello) e nel giro di pochi giorni verràornita una certificazione, che può essere di tre tipi: presenza di tossicodipendenza/stato di astinenza, assenza di tossicodipendenza ma anche una condizione intermedia di "assenza di tossicodipendenza con uso di un certo tipo di sostanza".

Nel caso di "uso" con assenza di tossicodipendenza sarà il medico competente ad occuparsi direttamente dei controlli successivi, stabilendone la periodicità. Il minimo èi sei mesi, con un numero dei esami mensili stabilito in base al tipo di sostanza.

Il lavoratore non può essere licenziato e può subito richiedere una controanalisi dei test, a proprie spese, da attuarsi sul campione C (che va conservato intatto per un minimo di 90 giorni) a cura di un laboratorio diverso e con eventuale presenza di un perito di parte.

8 - se uno solo dei test successivi viene riscontrato positivo, il lavoratore deve essere affidato al SERT per un periodo triennale di disintossicazione in comunità terapeutica, con costi addebitati al servizio pubblico.

Più complessa l'individuazione delle mansioni sottoposte a controlli per l'assunzione di etanolo, per le quali si fa riferimento a linee guida non recentissime in cui non èresente un elenco preciso.
Una modica quantità di alcoolici è inoltre implicitamente ammessa dal senso comune.

Pensiamo alla difficoltà di stabilire il superamento delle dosi moderate (1,5 g/l e 0,5 alla guida): un bicchiere di vino consumato a pranzo da un nostro addetto commerciale potrà essere causa di un incidente in itinere? E il picco di infortuni nel settore costruzioni riscontrato a seguito della pausa pranzo è attribuibile con certezza al consumo di alcool?

Il medico competente ha seri limiti di indagine. Quando il lavoratore riporta patologie o indizi riconducibili all'etanolo, ma non svolge mansioni a rischio, può solo stilare una lettera riservata al medico curante. Ogni passaggio ulteriore potrebbe ricadere nell'accertamento indebito.

Il Datore di lavoro per parte sua - oltre che accertarsi che nelle proprie mense gli alcoolici siano banditi e realizzare campagne di prevenzione in azienda - nella scelta di ruoli chiave, quali i preposti, gli abilitati ai lavori elettrici e in quota o all'uso di automezzi e carrelli dovrà vagliare con attenzione e su base individuale questi aspetti, cruciali per la sicurezza di tutti.